Feb 082016
 

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La famiglia Kalligrammatidae comprende dei Neurotteri estinti, risalenti al Giurassico; alcune specie raggiungevano un’apertura alare di 16 cm e rappresentavano alcuni tra gli insetti più grandi esistenti. Recentemente sono stati analizzati in modo approfondito nuovi fossili di Kalligrammatidae, riconducibili alla specie Oregramma illecebrosa, raccolti nell’Est della Cina. Dopo accurate analisi con le migliori tecniche di microscopia e di spettometria di massa, da questi fossili  risalenti a 165 milioni di anni fa è emersa una serie di impressionanti similitudini con le moderne farfalle. Ma queste ultime allo stato attuale delle conoscenze, si ipotizzano originatesi 40 milioni di anni dopo. Si tratta di un caso di evoluzione convergente, in cui specie filogeneticamente lontane sviluppano adattamenti simili (un esempio pratico è il caso di squali e delfini, appartenenti a classi animali differenti, che hanno sviluppato una simile morfologia, idrodinamicamente favorevole).  Si ipotizza che i Kalligrammatidae (chiamate anche, benchè si tratti di Neurotteri, “farfalle giurassiche”) e le farfalle attuali abbiano avuto un progenitore comune, risalente a 320 milioni di anni fa. Dalle analisi delle  tracce all’interno della spiritromba di questi fossili pare certo che l’adulto di questa specie visitasse le piante di alcune Gimnosperme appartenenti all’ordine delle Bennettitales (piante simili alle attuali Cycas per intenderci), comparse nel Triassico ed estinte all’inizio del Cretaceo durante l’affermazione delle piante a fiore (Angiosperme). Queste piante avevano delle strutture simili a fiori che le avvicinavano alle Angiosperme, e  presentavano degli ovuli e degli stami secernenti  un liquido zuccherino simile al nettare.  L’apparato boccale dei Kalligrammatidae si era evoluto, similmente a quanto accadeva per le farfalle, da masticatore qual era nei loro progenitori a un apparato adatto a succhiare le sostanze zuccherine secrete dagli ovuli e dalle sacche polliniche di queste Gimnosperme; in particolare, quelle appartenenti alla famiglia Williamsoniaceae presentavano dei fiori primordiali per cui la spiritromba di questi insetti era particolarmente specializzata a raggiungerne le secrezioni zuccherine, tanto da far pensare a una co-evoluzione tra l’insetto e il fiore.  Del resto la presenza di granelli di polline sul corpo di molti dei fossili ritrovati – la peluria di cui erano ricoperte le zampe ne favoriva il trattenimento – dimostrerebbero che, analogamente alle farfalle, il legame di questi insetti con i fiori di queste piante, oltre che un vantaggio nutritivo per l’insetto, comportava un vantaggio per l’impollinazione della pianta. E’ probabile che l’estinzione di questi insetti sia avvenuta conseguentemente all’estinzione delle loro piante ospiti, seguita come già accennato all’affermazione delle Angiosperme.

A confronto una farfalla attuale del genere Caligo e un fossile di Oregramma illecebrosa: una convergenza evolutiva ha portato due insetti filogeneticamente lontani a sviluppare caratteristiche simili, in particolare le squame alari e le macchie oculari.
© Foto a sinistra: James Di Loreto
© Foto a destra: Conrad Labandeira e Jorge Santiago-Blay

Ma forse la similitudine più sorprendente con le farfalle è che questi Neurotteri presentavano le ali ricoperte di squame, per di più provviste di pigmenti. Le ali presentavano anche macchie oculari (con possibile funzione detterrente per i predatori) con la parte centrale più scura ottenuta da un’alta concentrazione di melanina, proprio come nelle farfalle attuali: questo dato suggerisce che, come nelle farfalle, nei Kalligrammatidae la formazione di queste macchie oculari fosse predeterminata geneticamente.

In questa ricostruzione di Dmitry Bogdanov, il Neurottero Kalligrammatidae appartenente alla specie Kalligramma haeckeli è inseguito da un piccolo Pterosauro.

Fonte dell’articolo: The evolutionary convergence of mid-Mesozoic lacewings and Cenozoic butterflies

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