Gen 012012
 

Samia ricini

La Samia ricini o Bombice del ricino è una grande farfalla notturna (l’apertura alare è di 12-14 centimetri.) appartenente alla famiglia dei Saturnidi; derivata da secoli di allevamenti di una specie selvatica ancestrale, è una falena praticamente domestica; viene allevata soprattutto in Asia per la produzione di una seta meno pregiata ma più resistente rispetto a quella del noto baco da seta (Bombyx mori). Inoltre le larve rispetto a quest’ultimo risultano più resistenti alle malattie e le piante su cui si cibano sono più facilmente reperibili del gelso, come il ricino e il ligustro.
Il ricino (Ricinus communis) è la pianta ospite principale ed è una pianta infestante in molte regioni d’Italia, sempreverde nelle regioni meridionali (almeno qui da me in Sicilia).
Il ligustro è una pianta esistente nella nostra penisola in diverse regioni, sia allo stato selvatico (Ligustrum vulgare) che come specie ornamentale usata diffusamente per formare siepi oppure come singoli alberelli (Ligustrum sinense, Ligustrum lucidum, Ligustrum japonicum, Ligustrum ovalifolium). Il ligustro è sempreverde e quindi disponibile tutto l’anno. I bruchi possono cibarsi anche di alcune piante del genere Prunus, in particolare molti alberi da frutto (albicocco, mandorlo, pesco). Viene citato anche il lauroceraso (Prunus laurocerasus), una comune pianta da siepe con foglie tutto l’anno, ma è meglio considerarla come ultima spiaggia, sia perchè pare che i bruchi fatichino a crescere su questa pianta, ma sopratutto perchè le sue foglie, quando tagliate o brucate, producono piccole quantità di gas che possono essere tossici per il bruco, pertanto in questo caso il contenitore deve permettere un ricambio di aria, ma sarebbe ancora meglio tentare di allevarli direttamente sulla pianta in vaso, sfruttando le foglie più giovani e tenere. Un’altra pianta molto ben appetita dai bruchi al pari del ricino e del ligustro, è l’Ailanto (Ailanthus sp.) albero piuttosto infestante in Italia, importato dall’Asia, ma che perde le foglie in autunno. In letteratura vengono citate come piante nutrici anche l’albero della canfora (Cinnamomum sp.) che è sempreverde, il salice, l’Escallonia, la Manioca e la pianta di China (Cinchona sp.).
Per la relativa facilità di reperimento di alcune piante ospiti, nonché le grandi dimensioni della farfalla e la durata del ciclo non eccessiva, Samia ricini ben si presta per esser utilizzata in progetti didattici e di educazione naturalistico – ambientale.
In tutti gli stadi dall’uovo all’adulto (farfalla), questa specie vive bene a una temperatura compresa tra 20 e 30 gradi. Pertanto in inverno è sufficiente la temperatura di un appartamento normalmente riscaldato.

Per l’allevamento a partire dalle uova sono necessarie:

– Una piccola scatola di plastica per la conservazione e l’osservazione delle uova: ideale una scatola di piccole dimensioni, bassa e trasparente come un disco di Petri (utilizzati in laboratorio per le colture batteriche). La stessa può essere utilizzata anche per i primi giorni di vita delle larve, potendone contenere fino a una trentina al primo stadio;
– Una scatola di plastica più grande (come quelle per conservare gli alimenti) per l’allevamento dei bruchi dopo la prima muta (II e III stadio), con il coperchio bucherellato o sostituito con rete per garantire una sufficiente aerazione ed evitare eccesso di umidità; una buona idea può essere il box disponibile nella sezione SHOP di questo sito.
– Una gabbietta per l’osservazione e l’allevamento dei bruchi una volta cresciuti (IV e V stadio). Può essere fatta con un’intelaiatura in legno e le pareti in rete fine (come quella per zanzariere) oppure una grande cassetta di plastica trasparente con il coperchio in rete o comunque finemente fessurato (ad esempio un grande “Fauna Box” in vendita in un negozio di animali, che presenta il coperchio fittamente ricco di fessure per l’aria).
– Una gabbia per l’osservazione ed eventualmente la riproduzione degli adulti (farfalle).
Sia per i bruchi all’ultimo stadio che per gli adulti può essere utilizzata una gabbia come questa, disponibile nella sezione shop del sito.
Da sinistra: una capsula di Petri, una vasca per allevare i bruchi agli ultimi stadi e una gabbia in legno e rete
In tutti gli stadi dall’uovo all’adulto (farfalla), questa specie vive bene a una temperatura compresa tra 20 e 30 gradi. Pertanto in inverno è sufficiente la temperatura di un appartamento normalmente riscaldato.
Cura delle uova e dei bruchi.
Le uova schiudono dopo un’incubazione di 12-15 giorni. Durante questo periodo è preferibile non tenerle insieme a foglie della pianta nutrice delle future larve ma attendere che siano iniziate a schiudere. Nel caso di questa specie non è necessario incrementare l’umidità interna del contenitore.

E’ possibile notare nelle uova più vicine alla schiusa un cambiamento di colore dal bianco-crema al bianco-bluastro.

Uova di Samia ricini. Il gruppo di uova in basso ha assunto una colorazione bianco-bluastra circa 2 giorni prima della schiusa.

I bruchi alla nascita sono lunghi appena 4 millimetri. Nelle prime ore di vita possono non aver bisogno di cibo, essendosi cibati di una parte del corion (guscio) dell’uovo da cui si sono aperti la strada per uscire. Per allevare i bruchi nei loro primissimi giorni di vita può essere utilizzata la stessa scatolina dove sono schiuse le uova: questo perché per bruchi così piccoli un ambiente troppo ampio rischia di lasciarli disperdere rendendo difficile il reperimento del cibo: il principio è che possano trovare il cibo ovunque essi si dirigano: quindi andrà posta una o più foglie della painta nutrice.

Bruchi di Samia ricini al 1° stadio, due giorni dopo la nascita.

Se la scatola è abbastanza contenuta le foglie si terranno appetibili per molte ore, fino al giorno dopo. Al momento di sostituire la foglia/foglie, si avrà l’accortezza di trasferire i bruchi sulle foglie nuove ritagliando la porzione di foglie vecchie su cui si trovano attaccati; qualora sia necessario spostare i bruchi che si trovano attaccati alle pareti o al coperchio, si userà un pennellino oppure un lembo sottile di una foglia, avvicinandolo alle zampe per favorire che il piccolo bruco si ci arrampichi. Attenzione però ai bruchi che sono in fase di muta: i bruchi di Samia ricini si accrescono attraverso 4 mute che si susseguono nell’arco dello sviluppo: la cuticola degli insetti in generale è infatti un tegumento poco elastico e per seguire l’accrescimento dell’animale deve essere periodicamente sostituito da una nuova cuticola prodotta dall’animale stesso: la muta è dunque una fase in cui l’insetto “cambia pelle”, ossia produce una nuova cuticola sottostante quella vecchia, per poi liberarsi di quest’ultima. Ogni muta è preceduta da una fase in cui il bruco sta per un giorno o due attaccato al substrato senza mangiare; è importante non spostare i bruchi dal substrato a cui sono attaccati in questo momento delicato, perché fornisce un appiglio che terrà ancorata la vecchia cuticola quando il bruco se ne tirerà fuori.

Tra una muta e l’altra i bruchi si accrescono abbastanza rapidamente: dopo la terza muta avranno raggiunto i 3 centimetri e sarà bene continuare l’allevamento in una gabbia d’allevamento con pareti rivestite di tulle o rete a maglie sottili di vario materiale (ottima la fibra di vetro, quella comunemente utilizzata come zanzariera). Sul fondo della gabbia o del fauna box sarà sempre presente un foglio di carta assorbente che andrà sostituito ogni 1-3 giorni (secondo il grado di sporcizia), soprattutto andrà eliminato giornalmente l’accumulo di escrementi.

Bruchi di Samia ricini al 5° ed ultimo stadio

Bruchi di Samia ricini al 5° ed ultimo stadio

Dopo la terza muta, i bruchi iniziano a produrre una sostanza cerosa biancastra che riveste il corpo, che poi diminuisce o scompare dopo l’ultima muta. Quando i bruchi sono più grandi il cambio di foglie sarà fatto trasferendo interamente le foglie con i bruchi (o le porzioni di ramo con i bruchi ) direttamente a contatto con le nuove foglie o nuovi rami. Se c’è sufficiente spazio in verticale nel contenitore di allevamento, per tenere i rami freschi più a lungo si possono immergere le estremità tagliate in delle bottigliette di acqua, avendo l’accortezza di tappare bene l’imboccatura perché i bruchi altrimenti potrebbero entrare e annegarvi.
I bruchi di questa specie non sono irritanti al contatto con la pelle, per lo meno in persone prive di allergie particolari.
All’ultimo stadio, quindi dopo la quarta muta, è possibile riscontrare due tipi di colorazione: alcuni bruchi appaiono completamente bianchi salvo testa e zampe, altri bianco-azzurro. A questa variazione di colore, per quanto ho visto sinora, non corrisponde una variazione di colore negli adulti.
La costruzione del bozzolo. Cura dei bozzoli e Sfarfallamento.
I bruchi all’ultimo stadio raggiungono dimensioni abbastanza notevoli, fino a circa 9 centimetri; a un certo punto perdono interesse a nutrirsi e cominciano a esaminare il substrato per costruirsi il bozzolo: solitamente scelgono le foglie della pianta nutrice, ma possono anche preferire gli angoli della gabbia o del tetto.
Scelto il punto adatto, cominciano a tessere il bozzolo tramite la seta da loro stessi prodotta, sottoforma di una ‘bava’ inizialmente fluida, che solidifica a contatto con l’aria.
La costruzione del bozzolo tiene occupato il bruco per almeno una giornata; inizialmente è di consistenza molto soffice e di colore biancastro; col passare delle ore diventerà più solido e il colore può imbrunire leggermente oppure restare bianco. Man mano che la seta prodotta si stratifica, il bruco non è più visibile attraverso le pareti del bozzolo che sta costruendo. Completato il bozzolo il bruco entra in una fase di “pre-pupa” in cui perde la capacità di usare gli arti e diventa quiescente; entro qualche giorno si trasforma in crisalide (detta anche, appunto , pupa).
I bozzoli vanno tenuti in modo da consentire agli adulti che ne usciranno di trovare un facile appiglio: quindi se sono stati costruiti sulle pareti della gabbia o sui rami possono essere lasciati così come stanno. Oppure possono essere disposti anche sul fondo di una gabbia. E’ consigliabile, anche se non indispensabile, nebulizzare un paio di volte la settimana i bozzoli con acqua, per garantire un minimo di umidità, soprattutto se il luogo in cui sono posti i bozzoli è secco (come nelle stanze riscaldate d’inverno): l’esposizione prolungata all’aria troppo asciutta può indurire eccessivamente i bozzoli, rendendo difficile la fuoriuscita degli adulti (farfalle). Questi escono dal bozzolo secernendo una sostanza che allenta le maglie della seta, dopodiché l’adulto può uscire, spingendo attraverso la sommità del bozzolo.
Se la temperatura è intorno ai 20 gradi, lo sfarfallamento (cioè l’uscita dal bozzolo) può avvenire dopo circa 3-4 settimane. La farfalla appena nata secerne una sostanza che allenta le maglie del bozzolo e contemporaneamente esercita pressione contro il polo anteriore di quest’ultimo; dopo un certo tempo (possono passare diverse decine di minuti) la testa comincia a fare capolino da un’estremità del bozzolo, e man mano tutto il corpo.
L’adulto appena sfarfallato ha le ali ancora molto piccole e molli e resta appeso alla base del bozzolo o si arrampica per appendersi a un punto più in alto della gabbia, dopodiché si ferma e inizia a lasciar distendere le ali, che dopo qualche decina di minuti raggiungono la dimensione e rigidità definitiva. E’ importante che la farfalla abbia la possibilità di distendere e asciugare le ali in questa fase, altrimenti resterà con le ali permanentemente deformi. La Samia ricini, come in genere un po’ tutte le falene della famiglia a cui appartiene, non si nutre perché ha un apparato boccale praticamente atrofizzato: per questo motivo esaurisce le sue energie vitali nell’arco di una – due settimane.
Samia ricini è attiva nelle ore serali e durante la notte. Essendo farfalle pesanti non possono spiccare il volo immediatamente a freddo ma hanno bisogno di “scaldare i muscoli” per il volo compiendo dei rapidi movimenti delle ali restando ferme. Entro pochi minuti (o meno, a seconda della temperatura ambiente) raggiunta una temperatura corporea abbastanza elevata possono alzarsi in volo. Durante il giorno la relativa fissità di queste farfalle può essere favorevole qualora fosse necessario maneggiarle (per esempio per spostarle in una gabbia o per delle fotografie): per spostarle “a mano” si possono lasciare arrampicare su un dito ponendolo di fronte le zampe anteriori e muovendolo delicatamente verso di loro; poi con lo stesso procedimento si lasciano arrampicare sul supporto scelto.
Le farfalle soprattutto nelle ore successive allo sfarfallamento emettono bruscamente dall’estremità dell’addome dei getti di liquido brunastro (detto mecònio) che contiene le scorie metaboliche dello stadio precedente. E’ un liquido innocuo al contatto con la pelle e se a contatto con i vestiti è lavabile facilmente ma è bene evitare che accidentalmente (e involontariamente da parte della farfalla!) finisca negli occhi.
Il bombice del ricino non è un forte volatore ma soprattutto i maschi possono essere particolarmente attivi. Queste falene possono essere tenute in una gabbia di 30 cm di lato o, se si tratta di diversi esemplari, meglio una gabbia più grande (diciamo 40 cm per 60 di altezza). Al posto della rete zanzariera si può usare il tulle, che è un tessuto molto più morbido che limiterà ancor meglio della rete zanzariera gli eventuali danni ai margini delle ali che possono essere causati, col passare dei giorni, dall’urto contro le pareti durante i voli notturni (anche in natura le ali delle farfalle possono essere soggette a danni col passare dei giorni).

La riproduzione
Ottenere un accoppiamento di Samia ricini è estremamente facile: è sufficiente lasciare una coppia in una gabbia di 30 cm di lato o anche una grande scatola di cartone; normalmente i maschi entrano in attività la sera e localizzano le femmine affidandosi alle sensibilissime antenne che riconoscono i feromoni emessi dalle femmine della propria specie; l’accoppiamento può addirittura avvenire anche durante il giorno dopo aver posto un maschio accanto alla femmina quasi come a farlo arrampicare ai suoi fianchi, lasciandoli poi su una parete della gabbia: se il maschio è ricettivo verso la femmina, la aggancerà saldamente tramite una struttura all’estremità dell’addome che circonda l’apparato riproduttore e che aggancia l’estremità addominale della femmina come una pinza; una volta avvenuta, la copula si protrarrà per molte ore, in genere fino al giorno dopo.

Samia ricini in copula.

Le uova verrranno successivamente deposte su qualunque substrato la femmine trova a disposizione: sulle pareti della gabbia, sul fondo, etc. Per una razionale raccolta delle uova è utile porre la femmina in una grande scatola foderata di carta; le uova , che verranno deposte nell’arco di alcuni giorni, potranno così essere raccolte semplicemente ritagliando le porzioni di carta su cui sono deposte a gruppetti. Se fosse necessario comunque potranno anche essere rimosse dal substrato su cui la femmine le ha attaccate facendo un po’ leva con le dita.
Samia ricini è una specie a generazione continua, non presenta stadi svernanti, né può essere indotta la diapausa invernale tenendo uova o bozzoli a bassa temperatura o modificando il fotoperiodo (ore di luce giornaliere).

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