Ott 152020
 

Bruco di Sfinge del convolvolo in una delle sue tante forme cromatiche. © Foto di Tamás Nestor

La fine dell’estate inizia a farci pensare alle ultime farfalle che possiamo vedere in giro prima della fine dell’anno. Le fioriture, fonti di cibo per molte specie allo stadio adulto (cioè di farfalla),  iniziano a ridursi e le piante ospiti dei bruchi di molte specie iniziano a perdere le proprietà nutritive nelle foglie che, alla fine, cadranno. Se alcune specie sverneranno allo stadio adulto e cercheranno un riparo con il peggiorare delle giornate autunnali, altre specie lo faranno allo stadio di larva (se non addirittura allo stadio di uovo), nascondendosi al suolo o a ridosso di rami e tronchi in attesa di riprendere a nutrirsi con costanza nella primavera successiva, mentre molte altre ancora entreranno in diapausa allo stadio di pupa, in veste di crisalidi o bozzoli saldamente ancorati a una pianta o un tronco, o nascoste nel suolo, in mezzo alla lettiera di un bosco o in profondità nel terreno.

I giovani bruchi di Gastropacha quercifolia passano l’inverno spesso senza alimentarsi in attesa che la pianta ospite, che in molti casi é una caducifoglia, produca nuovamente foglie.

Ecco che dunque il numero di bruchi osservabili si riduce, magari in tempi diversi passando da Nord a Sud, e dalla montagna alla costa. Ma in questi mesi autunnali, e talora fino a inizio dicembre almeno, è possibile ancora incontrare bruchi di diverse specie ancora in attività, e in questo articolo menziono quelle più note e frequentemente incontrate nel territorio italiano, a cominciare dai bruchi più facili da individuare per le loro dimensioni.


Bruchi di falene Sphingidae: a inizio autunno ci si può imbattere in qualcuno di questi grossi bruchi, muniti di un cornetto all’estremità posteriore, che per le grandi dimensioni notiamo facilmente (mimetismo a parte) su una pianta o, spesso, mentre passeggiano al suolo. Un po’ tutti completano lo sviluppo entro questo periodo. Cito quelli più facilmente incontrati in autunno, che sono i bruchi di Sfinge dell’oleandro (Daphnis nerii), Sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli), Sfinge dell’euforbia (Hyles euphorbiae e specie strettamente affini come Hyles dahlii) e Hippotion celerio: quest’ultima è una specie migratrice, i cui bruchi che troviamo da noi in genere provengono da individui migranti che si sono riprodotti nelle nostre aree). In questo periodo è facile incontrare i bruchi di queste specie mentre passeggiano nel terreno o per strada perché, giunti al massimo sviluppo, si disinteressano al cibo e cercano un luogo per andare in ninfosi (crisalide), in particolare nascondendosi nel terreno tra le foglie cadute o a poca profondità (Daphnis nerii, Hyles euphorbiae e Hippotion celerio), o a profondità maggiori nel caso delle altre due specie, soprattutto Acherontia atropos.

 

 

 

 

 

 

 

Bruchi di Agrius convolvuli (© Foto di ‪Jérôme Albre), Daphnis nerii (forma verde tipica e colorazione pre-ninfosi) e Acherontia atropos (forma gialla e forma bruna).

Hippotion celerio - Bruchi

Bruchi di Hyles euphorbiae e Hippotion celerio


Bruco di Macrothylacia rubi
© Foto per gentile concessione di Gailhampshire

Macrothylacia rubi (Falena volpe o Bombice del rovo): il grosso e peloso bruco di questa falena Lasiocampidae è in genere al massimo sviluppo in questo periodo, dopo essersi nutrito di piante erbacee e arbustive come il rovo e il trifoglio ma talora anche di piante arboree come salici, pioppi e betulle. La sua peluria fitta e abbondante può generare, se il bruco viene preso a mani nude, un fastidioso prurito al tatto (reazione variabile da persona a persona) ma non deve destare i timori che sono invece giustificati per i bruchi della Processionaria (Thaumetopoea sp./Traumatocampa sp.): a differenza di quest’ultima si tratta di bruchi solitari, che non fanno nidi e i cui peli non hanno la volatilità che caratterizza quelli della Processionaria, che invece facilmente si staccano e vengono trasportati dal vento. Questo bruco con il sopraggiungere del freddo si rintana al suolo o sotto una pietra ma non va ancora in ninfosi: per farlo é probabile che attenda la prossima primavera, restando a riposo per tutto l’inverno.


Lasiocampa quercus (Bombice della quercia): questa falena ha un periodo di volo limitato a un’unica generazione a fine estate; le femmine fecondate lasciano cadere al suolo le uova che schiudono in 2 settimane; i giovani bruchi compaiono tra settembre e ottobre e passano tutto l’inverno sulla pianta ospite (rovo, edera ed altre piante), alimentandosi finché la temperatura non è troppo bassa. In questo modi bruchi raggiungono la maturità, a seconda della regione e dell’altitudine, a partire dalla fine dell’inverno; in questa fase è facile incontrarli al suolo, per la strada o sui muretti, quando hanno abbandonato la pianta ospite per trovare un luogo riparato dove costruire il bozzolo (ricordo di un amico che trovò due bozzoli costruiti dentro un tappeto arrotolato nel ripostiglio di fronte al giardino). Lo sfarfallamento avviene a fine estate ma, nel caso della sottospecie callunae ad esempio, che vive in Nord Europa, data la brevità della bella stagione mite, il bruco impiega due anni per lo sfarfallamento, passando il primo inverno allo stadio larvale e il successivo allo stadio di crisalide!

Molto simile a quello di Lasiocampa quercus è il bruco di Lasiocampa trifolii, che però tendenzialmente completa lo sviluppo più avanti, in estate, avendo svernato in genere ancora allo stadio di uovo.


Bruco di Calliteara pudibunda
© Foto per gentile concessione di Gailhampshire

Calliteara pudibunda: con quelle setole raggruppate in forma di spazzoline questo bruco desta sempre curiosità. E’ tra settembre e ottobre che di solito il bruco di questa falena della famiglia Lymantriidae completa lo sviluppo, dopo essersi alimentato a spese di foglie di qualche pianta arborea come quercia, salice, pioppo, tiglio, betulla, prugnolo o biancospino. Il bruco tesse un bozzolo al suolo tra le foglie cadute degli alberi, oppure in una cavità nella roccia o di un tronco, attendendo la primavera successiva per sfarfallare.

 


Bruchi di Acronicta rumicis

Acronicta rumicis: il grazioso bruco di questa falena Noctuidae è facilmente visibile sul verde delle sue piante ospiti. I suoi ciuffi di peli sono in genere inoffensivi al contatto, salvo allergie particolari. Solitamente sverna come pupa in un bozzolo.

Nella seconda parte di questo articolo che pubblicherò più avanti, sempre a proposito di specie ancora osservabili in natura tra l’autunno e l’inverno, accennerò ad altri bruchi di falene e a quelli di alcune farfalle diurne.

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