Sfinge dell’oleandro
(Daphnis nerii)
15 uova

 

 10,00

Descrizione

La Sfinge dell’oleandro (Daphnis nerii), specie appartenente alla famiglia degli Sfingidi,  è la più bella falena d’Europa! Le uova schiudono molto rapidamente (entro 3-5 giorni) pertanto è bene accertarsi di avere a disposizione la pianta nutrice già al momento dell’ordine. I bruchi possono essere allevati preferibilmente su Oleandro: di questa pianta è meglio scegliere, per i primi giorni di vita dei bruchi, foglie giovani e tenere, oppure in mancanza verranno utilizzate foglie grandi tagliate in strisce per renderle più appetibili ai giovanissimi bruchi. Altre piante ospiti citate in letteratura (su molte delle quali però non possiamo dare conferma per esperienza diretta): Ligustrum (Ligustro) con alcuni accorgimenti (vedi scheda di allevamento); Vinca  (Pervinca), Vitis  (Vite), Gardenia , Asclepias, Jasminum (Gelsomino), Trachelospermum , Amsonia, Carissa , Mangifera (Mango), Rhazya, Adenium, Catharanthus (Pervinca del Madagascar, molto comune nei vivai dove è spesso venduto in vasetti fioriti), Ipomoea, Thevetia.

L’allevamento dei bruchi di Sfinge dell’oleandro è facile purché la temperatura sia sufficientemente mite (dai 20°C in su) e senza eccesso di umidità (dunque non verranno nebulizzati né i bruchi né le crisalidi). Al momento di andare in ninfosi (crisalide) i bruchi cercano un nascondiglio nel fondo della gabbia o del box di allevamento, sarà opportuno fornire trucioli di carta o ad altro materiale leggero (trucioli, muschio, etc.) dove i bruchi si creeranno un ricovero prima di trasformarsi in crisalidi. Queste ultime sfarfallano entro poche settimane se tenute alla temperatura consigliata minima di 20 gradi: lo sviluppo delle crisalidi di Daphnis nerii può essere rallentato di qualche settimana tenendole a temperatura un po’ più bassa (12-15°C), ma ricordate che le crisalidi di questa specie, che in natura è diffusa stabilmente in aree calde e transita da noi soprattutto come specie migratrice, non tollerano temperature basse per tempi prolungati:  il risultato potrebbe essere la morte della crisalide o uno sfarfallamento difficoltoso, con ali malformate.